Da farmaci sempre più intelligenti, alle tecnologie digitali e bio-ingegneristiche: per ‘spegnere’ il dolore la ricerca sempre più spesso si rivolge a robotica e ingegneria.
Agli stimolatori midollari (neurostimolatori) già utilizzati per la terapia del dolore cronico che non risponde ai trattamenti, si stanno sommando anche AI, realtà virtuale, esoscheletri e dispositivi digitali. Per soluzioni tech in grado di alleviare o, magari, cancellare la sofferenza. Se ne parla al congresso ‘Pain Medicine, a long journey’, in corso in questi giorni a Firenze.
Un appuntamento organizzato da Fondazione Menarini e da Fondazione Paolo Procacci, che celebra il 50° anniversario del primo congresso della International Association Study of Pain (IASP), tenutosi proprio a Firenze nel 1975. Ma facciamo un passo indietro.
Che cos’è il dolore e a cosa serve
Non sempre la sofferenza è inutile. “Il dolore è un fenomeno fisiologico fondamentale per la difesa dell’organismo”, precisa Pierangelo Geppetti, presidente del Comitato Scientifico di ‘Pain Medicine’ e professore emerito di Farmacologia Clinica dell’Università di Firenze.
“Può sembrare un paradosso, ma la vita non sarebbe possibile senza il dolore: un prezioso segnale d’allarme che ci impedisce, ad esempio, di ustionarci sul fuoco. Il segnale di allarme però è caratteristico del dolore ‘acuto’, magari intenso ma breve. Problemi, anche gravi, subentrano invece quando il dolore diventa cronico e persistente, a volte anche a guarigione avvenuta. È un po’ come l’antifurto di una macchina che non si riesce più a spegnere anche quando i ladri sono ormai in fuga”.
E allora che il dolore diventa una malattia. Ma “le conoscenze oggi a nostra disposizione – assicura Giustino Varrassi, presidente del Comitato Organizzatore di ‘Pain Medicine’ e presidente della Fondazione Paolo Procacci – sono infinitamente superiori a quelle che avevamo 50 anni fa. E nel corso dei prossimi anni avremo a disposizione soluzioni terapeutiche sempre più innovative, anche grazie all’introduzione delle nuove tecnologie: intelligenza artificiale, bioingegneria, sensori indossabili e altro ancora”.
Capitolo farmaci
La terapia del dolore si avvale ancora di alcuni farmaci d’epoca, come la morfina, il paracetamolo o l’aspirina. Ma negli anni se ne sono aggiunti altri sempre più sofisticati. Contro il dolore acuto (in particolare quello post-operatorio), l’ultima novità è rappresentata dalla suzetrigina, il primo analgesico non oppiode approvato dalla Fda americana negli ultimi vent’anni per questo tipo di dolore. Oltre ad essere molto efficace, non espone al rischio di dipendenza, invece tipico degli oppiodi.
Nel campo della fibromialgia, ricordiamo il riposizionamento di un vecchio farmaco miorilassante, la ciclobenzadrina sublinguale, di recente approvata in Usa per il trattamento di questa condizione. Si tratta della prima terapia per la fibromialgia che ha ricevuto il disco verde negli ultimi 15 anni.
Capitolo a parte per i trattamenti contro l’emicrania. Un filone di ricerca iniziato da una scoperta del 1982, e a cui la ricerca italiana ha dato un importante contributo, ha portato alla messa a punto di una serie di terapie anti-emicraniche (quattro anticorpi monoclonali e due piccole molecole orali) che bloccano la via di segnale del GCRP.
“Sono farmaci molto efficaci e molto sicuri con pochissime reazioni avverse, che quindi stanno radicalmente migliorando la vita dei pazienti emicranici. Tuttavia, per quel numero limitato ma significativo (20-30%) di pazienti resistenti alle terapie anti-CGRP la ricerca procede con altri bersagli terapeutici”, continua Geppetti.
Non solo medicinali: combattere il dolore con l’AI
Nel frattempo, come dicevamo, lotta al dolore è diventata tech: l’AI consente di elaborare un gran numero di dati derivanti dalle cartelle cliniche o da sensori, permettendo così di formulare diagnosi sempre più precise, monitorare l’andamento clinico ed elaborare percorsi personalizzati, nell’ottica della medicina di precisione.
Sono in corso una serie di studi, molti dei quali supportati dai National Institutes of Health, sull’impiego della realtà virtuale e sulla modulazione neuromotoria digitale per il trattamento del dolore oncologico. “Una ulteriore integrazione – sottolinea Stefano Del Prato, presidente della Fondazione Menarini – a quanto emerso al convegno internazionale ‘Artificial Intelligence in Medicine’, organizzato a Roma qualche giorno fa e dedicato appunto alle ricadute in ambito medico dell’AI”.
Capitolo anca e ginocchio. In questo caso un aiuto arriva dall’esoscheletro: indossarlo consente di alleggerire il carico su queste articolazioni, facendo tornare le persone a camminare senza dolore. L’unico limite, al momento, è rappresentato dai costi di queste apparecchiature.
E contro il mal di schiena? “In campo diagnostico tecnologie come i sensori inerziali indossabili o i sistemi di cattura del movimento tridimensionale (coadiuvati dall’elettromiografia di superficie e dalla modellazione biomeccanica) possono fornire preziose informazioni quantitative sulla postura, sul movimento e sull’attività muscolare”, puntualizza Varrassi.
Esoscheletri robotici, stimolazione elettrica neuromuscolare, riabilitazione basata sulla realtà virtuale e piattaforme di tele-riabilitazione “portano il trattamento del dolore nella dimensione della medicina di precisione, adattando gli interventi al profilo biomeccanico e funzionale di ogni singolo paziente. E, in futuro – conclude lo specialista – i digital twins consentiranno di effettuare simulazioni di trattamenti personalizzati, valutandone e prevedendone i possibili risultati”.
Fonte: fortuneita.com



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