Usano regolarmente lo smartphone, magari per videochiamare i nipoti nativi digitali, e apprezzano la possibilità di controllare la propria salute senza doversi spostare da casa. Potrà sembrare strano, ma gli anziani italiani sono (non sempre, ma spesso) decisamente smart e vedono di buon occhio soluzioni come telemedicina o device intelligenti per monitorare funzioni e valori indice di benessere.
A ‘fotografare’ l’approccio digitale della ‘generazione Silver’ nel Belpaese è Riccardo Starace, esperto in digital health e telemedicina, intervenuto su questi temi a margine del Forum Pa di Roma. Ma di che numeri parliamo?
Un esercito dalle tempie grigie
L’Italia è uno dei Paesi più longevi al mondo: già oggi la quota di over 65 supera quella dei più giovani, e per ogni 100 persone in età lavorativa (15-64 anni) ci sono 38 anziani a carico. Un recente studio di Itinerari Previdenziali ha stimato che il Pil generato dalla Silver economy nel nostro Paese per i prossimi anni potrebbe oscillare tra i 325 e i 500 miliardi di euro: vale a dire una quota pari al 20-30% del Prodotto interno lordo nazionale.
Nella Penisola vivono oltre 14 milioni di over 65 (circa il 24% della popolazione), ma entro il 2050 ben un connazionale su tre sarà anziano. Con l’invecchiamento della popolazione, la presenza di diabete, ipertensione, cardiopatie, malattie respiratorie e articolari aumenterà notevolmente. Si tratta di condizioni che, oltretutto, vanno monitorate per prevenire complicanze e migliorare la qualità della vita (oltre che l’impatto sul sistema sanitario).
La buona notizia è che gli over 65 sono evoluti: “Il 70% usa regolarmente uno smartphone. Inoltre i progetti pilota di monitoraggio remoto della salute mostrano un’aderenza superiore al 90% – assicura Starace – con alta soddisfazione dei pazienti, anche over 65. Questo significa che la popolazione anziana è pronta ad utilizzare i nuovi sistemi tecnologici per il controllo della salute e per la prevenzione e la gestione precoce delle patologie”.
Nuovi anziani tra possibilità e bisogni
L’impianto di chip nel cervello per controllare i computer con la mente sembra fantascienza, eppure non sono poche le startup della Silicon Valley a scommettere su questi strumenti. Ma se la longevità in salute è l’obiettivo, la soluzione sta arrivando dalle tencologie.
Sono infatti già disponibili soluzioni tech non invasive per il monitoraggio della salute. Sei over 65 su 10 soffrono di patologie croniche, “che rappresentano circa l’80% della spesa sanitaria italiana e – ricorda Starace – richiedono monitoraggio continuo e personalizzato. Il personale sanitario da solo non basta più. Medici di medicina generale, specialisti, infermieri hanno bisogno di strumenti indispensabili per rendere il sistema sanitario italiano più accessibile, efficiente e sostenibile. Come la Digital Health e la telemedicina, che aprono nuove prospettive per la cura dei pazienti, l’efficienza dei servizi e l’innovazione tecnologica”.
Il futuro delle cure? È tech
Alle possibilità offerte dalla medicina tradizionale si stanno sommando digital health e la telemedicina. “Queste due ultime realtà stanno trasformando profondamente il sistema sanitario italiano, offrendo numerosi benefici ma anche sfide. La telemedicina rappresenta una soluzione innovativa e fondamentale per superare le barriere geografiche che ancora ostacolano l’accesso alle cure mediche in molte zone del Paese – continua l’esperto – In Italia, infatti, molte aree rurali e zone interne presentano tempi di attesa e di percorrenza elevati: spesso si superano i 45 minuti di viaggio per raggiungere le strutture sanitarie più vicine”. Pensiamo agli abitanti delle isole o dei piccoli paesi.
Le disparità territoriali possano compromettere il diritto alla salute. Ma già ora visite virtuali, monitoraggi a distanza e consulenze online consentono anche “alle persone che vivono in zone remote o svantaggiate di ricevere diagnosi tempestive, controlli regolari e consulenze specialistiche senza dover affrontare lunghi spostamenti”.
Anziani sempre sotto controllo
Se in origine sono arrivate magliette e orologi intelligenti, oggi non mancano anelli, polsiere, fasce e altri device smart. “Si stanno sviluppando dispositivi indossabili e app mobili che raccolgono dati in modo costante, facilitando interventi preventivi e adattati alle esigenze di ciascun paziente, grazie al collegamento con una centrale operativa attiva 24 ore su 24, 7 giorni su 7, con medici pronti ad intervenire”, spiega Starace.
Secondo l’esperto inoltre la digital health permetterà di automatizzare attività ripetitive e supportare il personale medico e infermieristico, liberando fino al 20–25% del tempo clinico. Un contributo importante in un Paese che fa i conti con una pesante carenza di operatori sanitari e una popolazione che invecchia. Ma, certo, occorrerà formare pazienti e operatori.
Fonte: fortuneita.com


